Part-time e job sharing

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Una delle forme di lavoro più utilizzate in questi ultimi tempi , anche grazie alla diffusione dei centri commerciali e delle nuove forme d’impiego, è il part-time.

Proposto inizialmente solo ai giovani lavoratori o alle neo-mamme, ora il part-time è una forma d’impiego molto utilizzata.

La disciplina che controlla questo tipo di rapporto lavorativo è il decreto legislativo 276/03, articolo 46 (e relativa circolare 9/04) e la successiva modifica con la legge 247/07, articolo 1, comma 44.
Il rapporto di lavoro part-time può essere di tre tipi:

  • Orizzontale: con una riduzione rispetto all’orario giornaliero (molto usato in ambito impiegatizio);
  • Verticale: con un impiego in determinati giorni della settimana / mese / anno (usato molto per commessi, promoter etc);
  • Misto: con un rapporto di lavoro che preveda, in modo misto, entrambe le modalità sopra elencate;

Il rapporto di lavoro a part-time è compatibile con quasi tutti i tipi di contratti lavorativi siano essi a tempo indeterminato, a tempo determinato, con il contratto d’inserimento, con l’apprendistato o con il lavoro a domicilio. Questo tipo di rapporto lavorativo ha una peculiarità, rispetto agli altri rapporti di lavoro. La mancanza della forma scritta della scelta della forma part-time (rispetto al full-time) non comporta la nullità del rapporto e del contratto lavorativo in quanto il lavoratore può comunque chiedere, giudizialmente, la sussistenza come fosse in orario pieno (full-time).

Anche nei contratti di lavoro part-time il datore di lavoro ha la facoltà di chiedere l’esecuzione di lavoro aggiuntivo (straordinario). Il limite, in termini di durata e orario, viene stabilito dai contratti collettivi dei diversi livelli. C’è da ricordare che, in caso di rifiuto del lavoratore, il datore di lavoro non può usare tale causa come estremi di giustificato motivo di licenziamento.

A partire poi dalla legge del 23 dicembre del 1996, numero 662, si è estesa la possibilità di praticare e far praticare il lavoro part-time anche ai lavoratori del pubblico impiego e non solo ai lavoratori di imprese e aziende private. Una forma particolare di organizzazione del lavoro, che, se vogliamo, può assomigliare al part-time, è il “job sharing” che prevede che due soggetti assumono l’adempimento di una medesima obbligazione lavorativa (corrispondente ad un unico posto di lavoro a tempo pieno) distribuendosi tra loro il carico, la quantità e l’orario di lavoro.

E’ importante ricordare che, in caso di “job sharing”, ciascuno dei due lavoratori è responsabile per l’interno operato e l’intera prestazione lavorativa.