Paid to write e fiscalità

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Il paid to write è un’attività che si sta andando sempre più diffondendo soprattutto tra i giovani. Il  paid to write è una forma di lavoro  che si è diffusa con l’aumento della popolarità di internet e la presenza, sempre più massiccia di blog e siti internet. Il paid to write è una forma di lavoro che, tradotta letteralmente, significa “pagati per scrivere”. Più precisamente si percepisce del guadagno per ogni click pubblicitario generato da un utente che legge un articolo scritto e postato su un qualunque sito o blog.

l metodo di utilizzo è molto semplice, anche se può variare da sito a sito. Generalmente ogni utente / scrittore inserisce all’interno dell’articolo scritto, il proprio codice AdSense (Adsense è il sistema pubblicitario creato e gestito da Google) e, una volta pubblicato l’articolo, attende il guadagno. E’ importante precisare che la gestione dei guadagni e delle percentuali varia da sito a sito e non dipende da Google ma dagli accordi presi tra l’articolista ed il proprietario del sito.

Ma tutto ciò, come viene configurato legalmente e fiscalmente?

Purtroppo la legislazione italiana non definisce correttamente e chiaramente questo tipo di lavoro e di conseguenza questo tipo di posizione fiscale. Tuttavia, per poter dare una risposta ed una spiegazione a questo quesito, è necessario fare affidamento alle norme esistenti per le altre attività professionali.

Se l’attività di paid to write viene svolta dietro pagamento, da parte del titolare del sito internet, per la stesura di ogni singolo articolo, quest’attività deve essere inquadrata fiscalmente. Se l’attività dell’articolista viene svolta in maniera continuativa e abituale è necessario aprire la partita iva mentre, se l’attività viene svolta in maniera sporadica e non continuativa, entro il limite di 5000 euro annui, l’articolista può lavorare con ricevuta con ritenuta d’acconto.

Diversamente, se l’attività avviene senza compenso diretto da parte del titolare del sito internet ma solo dietro guadagno pubblicitario (Adsense), è necessario, per l’articolista, avviare un’attività come “servizio pubblicitario” e non più come “freelance” (o attività professionale). Anche qui occorre precisare che, se il servizio non viene svolto in maniera continuativa (ovvero i click pubblicitari sono rari e sporadici), non è necessario aprire la partita iva. A tal proposito rimandiamo alle risoluzioni e risposte a interpelli dell’Agenzia delle Entrate)

E’ importante precisare che, attualmente, l’attività di freelancer non è bene definita normativamente dalla legge italiana. Ogni attività definita “freelance” dovrebbe quindi essere inquadrata come professionale con iscrizione alla gestione separata INPS.